Toscana-Indipendente

 

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La Nostra Bandiera

 

 

 

 

 

Chi siamo ???

Siamo Toscani che vogliono l'indipendenza della nostra PATRIA dall'italia, siamo Toscani che vogliono chiudere il discorso con 150 anni di unità d'italia, di fascismo, di mafia, di camorra, di 'ndrangheta, di sacra corona unita, di Mussolini, di dipendenza culturale dall'Urss, di scandali, di ruberie di uomini politici di basso profilo e dalle tasche sempre gonfie dei nostri denari ....

siamo Toscani stanchi di essere presi in giro, stanchi che i nostri voti politici servano ad eleggere dei signori che, scelti dall'alto, ottenuta l'elezione poi ..... non si vedono più.

Siamo Toscani stanchi che, nella nostra Terra, TUTTI i ruoli di potere (Questori, Presidenti dei Tribunali, Comandanti della Stazioni di Polizia, dei Carabinieri, Presidi delle Scuole etc. etc. etc.) siano affidati a persone che NON SONO NATE IN TOSCANA.

Siamo Toscani che vorrebbero che nelle nostre scuole si insegnasse la Nostra Storia e che le cattedre d'insegnamento fossero assegnate per merito e non per il punteggio acquisito con la Laurea poiché é arcinoto che in ... italia le Lauree si comprano e la cultura ha un prezzo !!

Siamo Toscani che vogliono ritornare ai bei tempi in cui Firenze era la nostra Capitale e bianca e rossa era la nostra bandiera !!!

SE ANCHE TU SEI STANCO DI QUESTA SITUAZIONE E VUOI STARE AL NS. FIANCO, SCRIVICI: info@toscana-indipendente.eu

ed iscriviti al Movimento:

PER LA TOSCANA !!!

 

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.... vogliamo riprendere una nota pagina di storia contenente particolari, ne siamo certi, a molti sconosciuti:

Il 21 luglio 1858, si svolse in Francia, nella città termale di Plombières un convegno segreto nel corso del quale l'Imperatore  Napoleone III si impegnò con Camillo Benso Conte di Cavour, Primo Ministro del Regno di Sardegna, ad un’alleanza militare che sarebbe scattata in caso di aggressione Austriaca allo Stato Sabaudo.

Allo scopo di risolvere la questione italiana e di cancellare l’umiliazione del Congresso di Vienna, l’imperatore dei francesi si era deciso ormai da tempo ad una guerra contro l’Austria. Tale conflitto avrebbe dovuto portare ad un grande successo della Francia di modo da dimostrare anche che il regime del Secondo Impero, aiutando l'indipendenza dell'Italia, era progressista e tutt'altro che antirivoluzionario. Favorire l’indipendenza dell’Italia, però, era diverso dal promuoverne l’unità politica, alla quale né Napoleone III né lo stesso Cavour non credevano.

In quel convegno si stabilì pertanto di aggregare i numerosi Stati italiani in tre regni soltanto: il regno dell’Alta Italia (quello che oggi potremmo chiamare: la Padania) da assegnare al nuovo re sabaudo Vittorio Emanuele II; il regno dell’Italia centrale da conferire a Gerolamo Bonaparte detto Pon-Pon oppure ai Lorena; il regno dell’Italia meridionale, da lasciare ai Borbone, oppure da assegnare a Luciano Murat.

In cambio, di tale intervento militare Vittorio Emanuele II avrebbe ceduto a Napoleone III la Savoia e la contea di Nizza. L’idea di una Grande Italia non fu nemmeno proposta a riprova del fatto che si trattava ancora di una cosa inesistente ed alla quale nessuna delle parti pensava.

I Savoia si accontentarono di buon grado di allungare le zampe su di una Piccola Italia (cioè di un più grande Piemonte).

L’anno successivo la guerra con l’Austria scoppiò davvero, i Savoia riuscirono a farsi “aggredire” davvero e nonostante le cocenti sconfitte dell'esercito di Vittorio Emanuele II, la guerra fu presto vinta dal suo potente alleato francese.

Più o meno in contemporanea con questa che i nostri storici di regime chiamarono "la seconda guerra d’indipendenza", una serie fortunata di piccoli colpi di Stato, di congiure di palazzo e di manifestazioni di piazza, pilotate con sagacia dal governo di Torino ed eseguite da una élite di golpisti cacciò i governi legittimi insediati nella Toscana e in quella che oggi è l’Emilia-Romagna (i “ducati” e le “legazioni”). L’élite nazionalista, salita al potere, reclamò l’annessione immediata nell’intento di avviare concretamente il processo d’unificazione.

Per legittimarla, e per dotarsi di un alibi indispensabile  Torino decise di indire in questi territori un plebiscito aperto a tutti i cittadini maschi di età superiore ai ventuno anni. Il plebiscito si tenne nel marzo del 1860 con una strepitosa quanto farsesca vittoria degli annessionisti.

Nonostante avesse ceduto, proprio nel marzo, col Trattato di Torino, il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza alla Francia, il re di Sardegna indisse nell’aprile (sempre del 1860), un analogo plebiscito rivolto a quelle popolazioni: una farsa ancora più indecorosa in quanto non c’era ormai più nulla da decidere. Ad ogni modo, per la fortuna del re, savoiardi e nizzardi decisero (fu fatto in modo che decidessero) per la Francia.

L’annessione dello Stato toscano al regno sabaudo fu ottenuta con risultati stupefacenti: 366.471voti per l’annessione contro appena 19.869 per il mantenimento dell’indipendenza. Ma furono anche risultati completamente falsati:  Il Referendum di annessione della TOSCANA avvenne con i carabinieri del Regno Sabaudo nei seggi, ed all'insegna dello slogan "chi non vota non pota" coniato dal Reggente Bettino RICASOLI per condizionare i suoi (numerosissimi) contadini. Inoltre il voto non fu segreto poiché c'erano due contenitori uno per i SI l'altro per il NO dove il votante doveva inserire la scheda !!!!!

Ogni commento mi pare superfluo.

Soltanto la comunità di Castiglion Fibocchi in provincia di Arezzo, unica dove i Carabinieri non riuscirono a arrivare in tempo, votò, a maggioranza per l’indipendenza della Toscana: e questa fu una imperdonabile trascuratezza dell’apparato che pilotava il plebiscito. Un libro di “rivelazioni” dovuto a un agente segreto del regno di Sardegna, tale J. A. (in realtà Filippo Curletti), stampato a Bruxelles  e poi ristampato, ancora senza data né indicazione del luogo di edizione, in Italia, intitolato "La verità intorno agli uomini e alle cose del regno d’Italia", ci ragguaglia con dovizia di particolari su questo plebiscito.

In prossimità del referendum, il Curletti fu inviato, in Emilia e a Firenze, da Torino “con ottanta carabinieri travestiti” per prepararlo. “Noi ci eravamo fatti consegnare i registri delle parrocchie per formare le liste degli elettori, indi preparammo tutti i polizzini [cioè le schede per la votazione]”. Constatato come soltanto “un piccolo numero di elettori si presentò” ai seggi, Curletti racconta che “noi, nel momento della chiusura delle urne, vi gettammo i polizzini (naturalmente nel senso piemontese) di quelli che s’erano astenuti”.

Va ripetuto e sottolineato che le schede venivano consegnate aperte e infilate nell’urna dei SÍ e in quella dei NO dagli elettori, sotto gli occhi di tutti: racconta il Curletti che “avanti l’apertura del suffragio, carabinieri e agenti di polizia travestiti riempivano le sale dello scrutinio”. Il travestimento derivava dal fatto che si trattava di “piemontesi”. Parma, Modena e Toscana disponevano infatti, ancora, di propri gendarmi, i quali non furono impiegati nell’occasione. “In alcuni collegi, l’immissione nelle urne dei polizzini di coloro che si erano astenuti dal voto si fece con tanta trascuratezza e con così poca attenzione, che lo spoglio dello scrutinio diede un maggior numero dei votanti, di quello che lo fossero gli elettori iscritti.

così, con la truffa e l'imbroglio, nacque quel paese che ci hanno obbligato ad amare: quel paese che uccise e si sostituì alla nostra  amata TOSCANA.